La mostra sarà visitabile dal 21 marzo al 12 aprile 2026 (escluse le fesFvità del 5 e 6 aprile)
il sabato e la domenica dalle 16:30 alle 19:00
oppure su prenotazione per lo svolgimento di aLvità di meditazione
scrivendo alla e-mail: cuneoarte@libero.it
Fondazione Casa Delfino - Corso Nizza, 2 - 12100 Cuneo (CN)
Ingresso libero
La mostra “STADIME - STAnza DI MEditazione” si presenta al pubblico come il quaWordicesimo evento
organizzato da grandArte nell’ambito della rassegna “OMG - grandArte 2025-2026 - I confini del sacro” che
proporrà una serie rappresentaFva di altre esposizioni d’arte in numerose località dell’intera provincia nel
corso degli anni 2025-2026.
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Nel 1918 Bertrand Russel é autore di uno scriWo che, fin dal Ftolo 'MisFcismo e Logica' asserisce, con grande
lucidità, che 'i più grandi filosofi hanno senFto il bisogno sia della scienza sia della misFca' e prosegue
precisando che 'la misFca è, in sostanza, poco più di una certa intensità e profondità di senFmento nei riguardi
di ciò che si pensa a proposito dell’universo». La misFca, a ben vedere, con la sua originale grammaFca
mobile, ha sovente conquistato personaggi a prima vista osFci nei confronF della religione, come André Gide,
in conFnuo duello con la sua matrice ugonoWa: ne 'Il ritorno del figlio prodigo, Se il grano non muore, La porta
streWa, Saul, Numquid et tu?, L’immoralista' si trovano conFnui rimandi biblici, una aWenta esplorazione dei
segreF contraddiWori dell’anima tesa a perforare i veli dell’ipocrisia puritana.
E si può allargare di molto il ventaglio degli agnosFci tentaF-affascinaF dalla misFca, a parFre dallo
straordinario sguardo “dall’occhio chiuso” (applicato al mago Balaam) di Borges, per passare a Voltaire,
ammiratore dell’'Imitazione di Cristo', uno dei classici della spiritualità, le cui «parole sono come fuoco
nascosto nella pietra», e giungere a Roland Barthes che riteneva gli 'Esercizi Spirituali' di Sant’Ignazio di Loyola
un eccezionale palinsesto dell’anima, per cui «non occorre essere né caWolici né crisFani né credenF né
umanisF per essere interessaF a quest’opera». A questo punto ci si può chiedere quale sia la calamita che
aWrae persone distanF dalla praFca religiosa e persino individui apaFci rispeWo a temi religiosi, pronF però,
sovente, a pendere dalle labbra di un esoFco guru misFcheggiante?
'Ascesi' in greco significa 'esercizio' un qualcosa che rende naturali le esperienze e le figure somaFche più
ardue, capaci di tentare la sfida con la legge di gravità, come accade nella danza classica, nell’atleFca,
nell’acrobazia. La misFca è, quindi, mistero e diafania, trascendenza e fisicità, miracolo e realismo. E la via
dell’amore, dello stesso eros, della bellezza, del «Tu e io liberi da noi stessi, uniF nell’estasi, pieni di gioia e
senza vane parole» – citazione da Rûmî, XIII sec., il maestro dei dervisci danzanF e dei sufi– si associa a un’altra
dominante, conseguente alla logica d’amore, quella della corporeità trasfigurata.
È, questo, un fil rouge della tradizione misFca che tocca ogni laFtudine. In Occidente, ad esempio, il grande e
spesso indecifrabile Meister Eckhart, contemporaneo di Dante, ammoniva che «bisogna pregare con tanto
fervore da tener avvinte le membra e le facoltà umane, orecchi, occhi, bocca, cuore e ogni senso, e non
cessare finché non si sente di essere uno con Colui che preghiamo». Un santo vescovo ortodosso russo del
’700, Tikhon di Zadonsk, era ancor più didascalico: «Dammi, o Signore, cuore per amarF, occhi per vederF,
orecchi per udire la tua voce, labbra per parlare di te, gusto per assaporarF, olfaWo per senFre il tuo profumo,
mani per toccarF, piedi per seguirF!». E un filosofo intriso di misFca come Rosmini elencava minuziosamente
tuL i verbi dell’inFmità con Dio: “conversare, parlare, soddisfare, ricordarsi, volere, intendere, conoscere,
innamorarsi, pensare, operare, sperare, piacere, paFre, ecc.”
Dopo queste premesse -e potrebbero tornare uFli altri numerosi riferimenF- è possibile accedere al pensieroproge
Wo-installazione di Domenico Olivero che, con STADIME - Stanza DI Meditazione - propone un 'luogo
altro' incentrato su un percorso faWo di segni, di suoni, di invito alla concentrazione, sostenuto da quel
bisogno di spiritualità -che può volgere in astrazione- verso cui è aWraWa la natura umana, pur agnosFca.
Per informazioni: info@grandarte.it – www.grandarte.it
grandArte
2025 ___ 2026
I confini del Sacro
Occorre fisicamente entrare nella prima stanza -conceWo di accoglienza- in cui due grandi piante verdi di foglie
sono addobbate con pendagli e foglieL, legaF da fili coloraF e perline, che recano scriWe suggerite da parole
di religioni, culture, tradizioni diverse, uno sguardo sul mondo ispirato dalla spiritualità. Questa stanza, piena
di luce, accoglie a parete seWe pannelli su cui Olivero ha concentrato una summa semplificata delle religioni
del mondo, dalle più anFche ad altre più recenF, aWraverso segni, simboli, disegni che possiedono più livelli
di interpretazione, mentali, emoFvi, energeFci. Rimandi, luoghi, climi, tradizioni del mondo, in dialogo;
aLngendo dall'inconscio colleLvo, dall'archeFpo, dalla memoria dell'umanità i simboli possiedono una
direWa profondità intuiFva, e comunicano o suggeriscono domande possibili. I simboli sono come ponF che
non spiegano il mistero ma lo rendono percepibile e presente per dare senso all'esistenza, sono possibili
connessioni tra il visibile e l'invisibile. Tracce su cui sostare con l'occhio che trasferisce alla mente messaggi
che possono condurre a interrogaFvi, curiosità, interpretazioni, un gioco di rimandi e citazioni che
incoraggiano una possibile ricerca personale così come l'auto-trasformazione.
Nella seconda stanza, che a contrasto della prima è semibuia, avviene la sosta, un'immersione, un invito alla
meditazione soWolineata da un suono persistente - musica di Francesco Cesario, dal Ftolo 'Onde'- che avvolge
la persona ospite la quale, per meglio entrare in sintonia con l'ambiente che lo accoglie, è invitato a porsi al
centro, seduto su cuscini posaF su un tappeto che, non a caso, è una coperta termica. A parete quaWro
pannelli di carta dorata, mentre, a terra, sono posaF cinque specchi tondi, evocazione dei cinque conFnenF,
dei cinque sensi e anche numero allegorico indicato per rappresentare l'equilibrio tra il cielo e la terra: un
gioco di rimandi e interferenze, di riflessi e di sosta, un luogo di sospensione, di un eventuale invito alla
concentrazione, di aWesa, di memoria? C'è una tradizione orientale che suggerisce che noi nasciamo perchè
apparentemente abbiamo perduto un filo d'oro; e questo filo lo andiamo cercando nelle cose, nelle persone,
nella famiglia, negli incontri, nel denaro, nel successo, anche nella spiritualità, senza renderci conto che niente
di tuWo ciò è quello che sFamo davvero cercando: in realtà siamo noi quel filo d'oro inseguito, siamo il
percorso e la meta. E allora la stanza che ci accoglie forse non è altro che un luogo in cui astrasi, dove
accantonare per un breve spazio di tempo la quoFdianità e volgere il pensiero altrove: lasciarsi andare, per
poi, forse, ritrovarsi.
Alessandro Abrate
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Domenico Olivero è un arFsta italiano che da diversi decenni realizza opere arFsFche declinate spesso in
azioni sociali o culturali.
Opera principalmente in ambito conceWuale con opere che cercano il dialogo con il fruitore, sviluppando
temaFche personali, sui temi dell'idenFtà e della società.
I suoi lavori prendono forma aWraverso diversi media che possono essere i disegni, quadri, sculture,
fotografie, video, performance e installazioni realizzate sempre con uno spirito di ricerca e innovazione,
applicandosi anche alle nuove tecnologie come la stampa 3D e il mondo virtuale.
La sua aLvità si amplia all'azione di operatore culturale con conferenze, lezioni e incontri d'arte, laboratori
per adulF e bambini, visite guidate per mostre o spazi culturali, workshop e consulenze sul mercato dell'arte
contemporanea.
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